mercoledì 17 maggio 2017

Michelangelo a Bologna

Michelangelo a Bologna




















TITOLO: San Petronio
AUTORE: Michelangelo
LUOGO: Basilica San Domenico Bologna
DATA: 1494-1495

Nell'autunno del 1494 Michelangelo lasciò per la prima volta Firenze spaventato dal convulso clima politico che si era andato creando in città e che di lì a poco avrebbe portato alla cacciata di Piero de' Medici.
Il giovane scultore, allora meno che ventenne, si rifugiò prima a Venezia, per poco, e poi a Bologna dove trovò  protezione presso il nobile Giovan Francesco Aldovrandini,
Grazie alla mediazione di quest'ultimo, Michelangelo trovò impiego presso i frati di San Domenico, che gli diedero l'incarico di completare uno dei più prestigiosi monumenti cittadini, l'Arca di San Domenico che conteneva le spoglie del fondatore dell'Ordine Domenicano.
Si trattava di un complesso scultoreo dove avevano già lavorato Nicola Pisano (dal 1260 circa) e Niccolò dell'Arca, che vi aveva lavorato fino alla morte proprio quell'anno.
Il grosso del monumento era comunque terminato e restavano da approntare solo alcune statue di corredo che, secondo la tradizione medievale, erano di dimensione relativamente medio-piccola per le soglie del Cinquecento.

Madonna di Bruges

Madonna di Bruges

Autore: Michelangelo Buonarroti
Data: 1503-1505 d.C.
Altezza: 128cm
Materiale: marmo

La Madonna di Bruges venne realizzata pochi anni dopo la celeberrima Pietà vaticana (ultimata nel 1499), con la quale dimostra di avere più di un punto in comune, a partire dalla fisionomia e la posizione della testa della Vergine, nonché riguardo alla foggia e al trammento della veste. Il rapporto madre/figlio è qui immaginato con estrema originalità, con la trovata dinamica di rappresentare il Bambino nell'atto di scivolare dal grembo materno, aiutato dalla mano sinistra della Vergine. La composizione diventa così animata dalla posa instabile, con una marcata torsione del corpo del fanciullino.
La raffigurazione della Madonna col Bambino di Bruges differisce in maniera significativa dalle precedenti rappresentazioni dello stesso soggetto, che tendevano a raffigurare una pia Vergine nell'atto di sorridere al proprio figliolo tenuto in grembo.
In quest'opera invece Gesù è in piedi, quasi senza sostegno, tenuto lievemente dal braccio sinistro della madre. Al contempo, lo sguardo di Maria non è rivolto al figlio, ma pare assente e rivolto verso il terreno, come se lei già fosse a conoscenza del destino di Gesù, che ha potuto intravedere nella lettura delle profezie delle Sacre Scritture, alle quali rimanda il libretto chiuso che tiene nella mano destra.
Ciò è sottolineato dal contrasto tra la fredda compostezza di Maria e il dinamismo del Bambino, che tende a proiettarsi verso lo spettatore, caricandosi anche di significati simbolici.

ANDREA MANTEGNA E LA PREGHIERA NELL'ORTO

ANDREA MANTEGNA E LA PREGHIERA NELL'ORTO

Andrea Mantegna (1431-1506) è stato uno dei principali artisti rinascimentali attivi nel nord Italia, contribuendo a diffondere il nuovo stile soprattutto nell’area lombardo-veneta. 
Nativo di Padova, nella città veneta ebbe la sua prima formazione nella bottega del pittore Francesco Squarcione. 
Lo Squarcione era un singolare personaggio appassionato di archeologia classica: nella sua bottega il Mantegna ebbe modo sicuramente di maturare una conoscenza dell’arte antica indispensabile alla sua formazione di artista rinascimentale. Ma nella città veneta non mancavano le occasioni al Mantegna di conoscere la grande arte fiorentina, quali la cappella degli Scrovegni di Giotto o le opere di Donatello, Filippo Lippi e Paolo Uccello, che sicuramente fornirono spunti notevoli alla sua maturazione stilistica.
A Padova Andrea Mantegna realizzò nei suoi anni giovanili un fondamentale ciclo di affreschi e quello che affronteremo oggi è "La preghiera nell'orto".

                                                                                                                                          
Risultati immagini per orazione nell'orto
AUTORE: Andrea Mentagna

DATA: 1455

TECNICA: tempera su tavola

DIMENSIONI: 63 x 80 cm

UBICAZIONE: National Gallery (Londra)






La figura predominante del dipinto è certamente quella del Cristo in preghiera, inginocchiato precariamente su un suolo duro e sghembo. Davanti a Lui sono presenti cinque angeli con i simboli della passione. In primo piano sono collocate le figure dormienti di Pietro, Giacomo e Giovanni. In secondo piano, sulla destra, sono collocate le guardie guidate dal traditore Giuda, inserite in uno sfondo paesaggistico dove predominano gigantesche alture sovrastanti una città che mette in evidenza architetture di sontuosi edifici,  torri ed una costruzione che richiama il Colosseo. 

martedì 16 maggio 2017

Leonardo Da Vinci

                                                            LEONARDO DA VINCI
                                                            LEONARDO DA VINCI
Leonardo di ser Piero da Vinci (Anchiano, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519) è stato un ingegnere, pittore e scienziato italiano.

Uomo d'ingegno e talento universale del Rinascimento. Si occupò di architettura e scultura, fu disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, musicista progettista e inventore. È considerato uno dei più grandi geni dell'umanità.

Autore anche di ritratti tra i quali troviamo:
LA GIOCONDA:
La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, è un dipinto a olio su tavola di legno (pioppo) con le dimensioni di 77×53 cm databile al 1503-1506 circa, e conservata nel Museo del Louvre di Parigi.
Fu Leonardo stesso a portare con sé in Francia, nel 1516, la Gioconda, che potrebbe essere stata poi acquistata, assieme alla Vergine delle rocce, da Francesco I.
Vera e propria icona della pittura, rappresenta una meta obbligata per migliaia di persone al giorno, tanto che nella grande sala in cui è esposta un cordone deve tenere a notevole distanza i visitatori.
L'opera rappresenta tradizionalmente Lisa Gherardini, cioè "Monna" Lisa (un diminutivo di "Madonna" derivante dalla parola latina "Mea domina" che oggi avrebbe lo stesso significato di "Signora"), moglie di Francesco del Giocondo (quindi la
"Gioconda"). Il ritratto mostra una donna seduta a mezza figura, girata a sinistra, ma con il volto pressoché frontale, ruotato verso lo spettatore. Le mani sono dolcemente adagiate in primo piano, mentre sullo sfondo, oltre una sorta di parapetto, si apre un vasto paesaggio fluviale. Indossa una pesante veste scollata, secondo la moda dell'epoca, con un ricamo lungo il petto e maniche in tessuto diverso; in testa indossa un velo trasparente che tiene fermi i lunghi capelli sciolti, ricadendo poi sulla spalla dove si trova appoggiato anche un leggero drappo a mo' di sciarpa. il dipinto è oggi conservato dietro una teca di vetro infrangibile, in un'atmosfera a temperatura e umidità controllate.


VERGINE DELLE ROCCE:

La prima versione della Vergine delle Rocce è un dipinto a olio su tavola trasportato su tela (199x122 cm) databile al 1483-1486 e conservato nel Musée du Louvre di Parigi.
La scena si svolge in un umido paesaggio roccioso, in cui dominano fiori e piante acquatiche, da lontano si intravede un corso d'acqua. Al centro Maria allunga la mano destra a proteggere il piccolo san Giovanni in preghiera, inginocchiato e rivolto a Gesù Bambino, che si trova più in basso, a destra, in atto di benedirlo e con il corpo in torsione. Dietro di lui si trova un angelo, con un vaporoso mantello rosso, che guarda direttamente verso lo spettatore con un lieve sorriso, 
e con la mano destra indica il Battista.
La mano sinistra di Maria si protende in avanti come a proteggere il figlio.
C’è anche una seconda versione su a olio su tavola (189,5x120 cm) databile al 1494-1508 e conservato nella National Gallery di Londra








LA DAMA CON L’ERMELLINO
La Dama con l'ermellino è un dipinto a olio su tavola (54 ×40 cm), databile al 1488-1490. Conservato per anni nel Museo Czartoryski di Cracovia, dal maggio del 2012 il quadro è esposto al castello del Wawel, sempre a Cracovia, mentre il museo Czartoryski è sottoposto a lavori di restauro. La donna ritratta va quasi sicuramente identificata con Cecilia Gallerani.
Nel dicembre 2016 l'opera, insieme all'intera collezione Czartorysky, è stata ceduta al governo di Varsavia per circa 100 milioni di euro, creando non poche polemiche, poiché il valore complessivo sarebbe di 2 miliardi.
In quest'opera il busto è rivolto a sinistra e la testa a destra. Vi è corrispondenza tra il punto di vista di Cecilia e dell'ermellino; l'animale infatti sembra identificarsi con la fanciulla.

La dama sembra volgersi come se stesse osservando qualcuno sopraggiungente nella stanza. Un impercettibile sorriso aleggia sulle sue labbra, Grande risalto è dato alla mano, investita dalla luce, con le dita lunghe e affusolate che accarezzano l'animale. L'abbigliamento della donna è curatissimo, ma non eccessivamente sfarzoso, per l'assenza di gioielli, a parte la lunga collana di perle scure. Come tipico nei vestiti dell'epoca, le maniche sono le parti più elaborate, in questo caso di due colori diversi, adornate da nastri che, all'occorrenza, potevano essere sciolti per sostituirle. Un laccio nero sulla fronte tiene fermo un velo dello stesso colore dei capelli raccolti.
L'ermellino è dipinto con precisione e vivacità, appare però più simile a un furetto.
Infatti l'ermellino è un animale selvatico mordace e difficilmente ammaestrabile, di conseguenza sarebbe stato molto difficile poterlo utilizzare come modello, al contrario del furetto che può essere addomesticato quasi alla stregua di un gatto. Si consideri inoltre che l'ermellino ha dimensioni molto più ridotte, superando raramente e comunque di poco i 30 cm, mentre il furetto, come nel dipinto, a occhio misura tra i 40 e i 60 cm.

SANT’ANNA, LA VERGINE E IL BAMBINO CON L’AGNELLINO
Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino è un dipinto a olio su tavola (168x130 cm) databile al 1510-1513 circa e conservato nel Museo del Louvre di Parigi.
L'opera raffigura le tre generazioni della famiglia di Cristo: Sant'Anna, sua figlia Maria e Gesù bambino. Anna tiene Maria sulle ginocchia, quasi fondendosi l'un l'altra; Maria fa per afferrare il Bambino sporgendosi verso destra, mentre egli gioca con un agnello, prefigurazione della sua futura andata incontro alla Passione.
La composizione, è modellata efficacemente secondo una forma piramidale, con la sommità nella testa di sant'Anna, che assume quindi un'importanza preminente. Essa lancia uno sguardo benevolo e sorridente a Maria e a Gesù. Il suo ruolo è quello di simboleggiare la Chiesa che, ostacolando l'azione di materna apprensione di Maria, ribadisce la necessità del sacrificio volontario di Gesù.
La luce è soffusa.


(TUTTE LE FOTO SONO TRATTE DA "WIKIPEDIA")

BERNINI LE COLONNE TORTILI E PIAZZA SAN PIETRO

BERNINI


COLONNE TORTILI



Le caratteristiche colonne tortili, alte 11 metri, sono composte di tre rocchi ciascuna, a cui si aggiungono i capitelli compositi e gli alti basamenti in pietra, su cui sono raffigurate le fasi di un parto tramite le espressioni di un volto femminile, all'interno dello stemma papale di Papa Urbano VIII Barberini. 
Le colonne sono congiunte alla trabeazione attraverso quattro dadi di matrice brunelleschiana, che conferiscono al monumentale baldacchino un aspetto più slanciato, ispirando un senso di grande leggerezza. 
Sono inoltre tortili, ad imitazione e richiamo della pergula della vecchia basilica di San Pietro. Sono attraversate da elementi naturalistici bronzei come tralci di lauro, lucertole ed api, che fanno parte dello stemma della famiglia papale dei Barberini e che si trovano anche nei basamenti marmorei. 
Questi quattro pilastri sono collegati da una trabeazione concava tipica del Barocco. L'elica scultorea formata dalle colonne tortili suggerisce un movimento ascendente che va dal basso verso l'alto in direzione della cupola di Michelangelo. 
Per la parte superiore fu adottata la struttura a dorso di delfino, al fine di alleggerirne l'aspetto, e si aggiunsero statue disegnate da Francesco Borromini raffiguranti angeli e putti che reggono festoni, mentre i drappi sotto la trabeazione sono in movimento come mossi dal vento. 
A sottolineare la commissione di un papa afferente alla famiglia Barberini, il Bernini pose su uno dei lati del baldacchino un putto che alza al cielo un enorme corpo d'ape rovesciato; in cima fu collocato il globo con la croce; le statue sono animate in senso barocco e sono impreziosite cromaticamente, come il resto dell'opera, dall'uso della doratura.





PIAZZA SAN PIETRO

Piazza San Pietro, antistante la Basilica di San Pietro, è stata realizzata tra il 1660 e il 1667 da Gian Lorenzo Bernini  per volontà del papa umanista Alessandro VII. Il progetto di Bernini per Piazza San Pietro era stato presentato in forma definitiva nel 1657.
L’intervento doveva risolvere un duplice problema: aprire la basilica alla città, dotandola di un ingresso grandioso, e correggere gli effetti negativi del progetto realizzato, all’inizio del ‘600, da Carlo Maderno. 
Questi, infatti, aveva portato a compimento la Basilica di San Pietro, sviluppandone però eccessivamente la facciata nel senso della larghezza; di conseguenza la stessa cupola progettata da Michelangelo appariva ridimensionata.

Bernini ideò una duplice piazza, formata dall’accostamento di un trapezio e di una figura simile all’ellisse.
La prima piazza, antistante la basilica, ha il compito di avvicinare, nella percezione dello spettatore, la facciata. È definita lateralmente da due edifici continui.
La seconda, la piazza vera e propria, consente ai visitatori di collocarsi alla giusta distanza per ammirare la cupola in tutta la sua maestà. Lo spazio ellittico è circondato da un doppio colonnato formato da quattro file di maestose colonne di ordine tuscanico, per un totale di 284 colonne e 88 pilastri. In alto, il colonnato si conclude con una grande balaustra, adornata da 140 statue.
Al centro si eleva un antico obelisco egizio. Lo spazio trapezoidale sfrutta un principio prospettico: le ali laterali, divergenti, vengono percepite come parallele dall’osservatore, dando alla piazza maggior respiro e maggior imponenza alla basilica stessa. La forma ellittica ben si adatta all’architettura barocca: avendo due centri, essa dà origine a composizioni complesse e impone un continuo movimento dell’occhio, facendo percepire uno spazio dinamico, non stabile.
I centri dei cerchi, da cui ha origine la forma ellittica, sono segnati a terra da due dischi: solo da questa posizione, e con lo sguardo perfettamente orientato all’emiciclo porticato, questo apparirà come composto da un’unica fila di colonne; le tre file interne, infatti, sono disposte in andamento radiale e quindi nascoste allo sguardo. Percorrendo lo spazio ellittico si percepisce un effetto di forme e di ritmi mutevoli: oltre questo si coglie nella sua maestà la Basilica di San Pietro, avvicinata illusoriamente grazie a un inganno percettivo. In tal modo Bernini ha creato effetti visivi in grado di produrre meraviglia: percorrendo Piazza San Pietro, e non restando immobili ad ammirarla, la si valorizza, come succede per ogni opera barocca. Il progetto per Piazza San Pietro, inoltre, doveva celebrare la grandiosità della Chiesa di Roma; per questo l’architetto Bernini vi ha attribuito un significato simbolico: Piazza San Pietro, vista dall’alto, sembra abbracciare la folla dei fedeli provenienti da tutto il mondo che qui si riuniscono per ascoltare la parole del papa.